Lis aghis – Le acque di Romans di Varmo

la-stella-il-tramontoDitmaal een bijdrage van een Italiaanse vriend over ‘onze’ waterrijke regio met (bron)rivieren

Contributo di Paolo Bortolussi:
Ci troviamo nel comune di Varmo, nella parte sud del territorio comunale, a metà strada fra Codroipo e Latisana. Settecento abitanti ed un esercizio secolare rimasto alla crisi, il forno Degano, dove da un secolo la famiglia ha tramandato la tradizione di questo pane artigianale apprezzato da gente proveniente da un vasto territorio. Una terra lussureggiante dove l’acqua ed il verde è in abbondanza. Anche la pro Loco ha preso il nome “Li saghis”e il coro”Aghe frescje” -acqua fresca-hanno voluto tenere questa peculiarità del paese e delle acque sorgive che sono in abbondanza.

Lasciamo la strada che porta a Rivignano, dove c’è abbastanza traffico, dove si trovano due corsi minori, il “Razzâr” e la “Barbarighe”, costrutti fra le due guerre per abbassare la risultiva e rendere coltivabile un territorio invaso da questo liquido che rendeva la terra in un acquitrino.

Però, verso la località di Sterpo, la nostra passeggiata incomincia ad essere interessante. Partendo dalla chiesetta, molto piccola ed accogliente e nell’interno si può trovare un affresco raffigurante Cristo crocefisso del Piussi datato quindicesimo secolo. Subito dietro la chiesa troviamo il “Brodiz” che subito dopo si unisce alla roggia del mulino, creando un vasto specchio d’acqua per poi staccarsi e formare un lussureggiante isolotto dove gli alberi, di flora locale, fanno da padroni e dando, sull’acqua, una doppia visione del paesaggio.


Qui possiamo trovare anatre selvagge o scappate dalle aie vicine che creano una visione da perdersi per qualche ora ad osservare i loro giochi e tuffi per cercare cibo nel basso fondale fatto di sassolini colorati di bianco, grigio, verde, marrone e nero.

Proseguendo, dopo 100 metri di case rurali in mezzo al verde di tonalità diversa e giardini curati e fioriti, troviamo il “Mazzilâr” che nasce a poca distanza con delle olle che sbuffano e creano un’immagine da idromassaggio.

Andando più avanti troviamo lo “Stalla”, fiume di portata molto alta e poi lo “Strangulin”, anche questo di grande portata e pescosità, dove si trova la buca del Diavolo e, una volta, proibita ai bambini creando delle storie per far loro paura. Scorre in mezzo ad una cornice di alberi secolari che aiutano a tenere durante le piene.

Tutte queste acque confluiranno nel più grande e spettacolare “Stella” che nei pressi di questi fiumi è stato formato un parco bellissimo, dove flora e fauna convivono protetti e si possono trovare svariati fiori ed alberi autoctoni vietati a cogliere. Territorio invaso da uccelli stanziali e tantissimi migratori, rifugio di cerbiatti, volpi, cinghiali, lepri ed anche castorini (molto voraci).

Romans è patria di pescatori che il primo aprile, all’apertura, arrivano con le loro canne da pesca da tutto il Friuli e gran parte del Veneto. Possono pescare trote, lucci, carpe, anguilla e “pizzigule”, un pesciolino piccolo per fritture.

Il poeta Mario De Appolonia ha decantato, in lingua friulana, con il libro ”Cjalant tal flum la lune (Guardando nel fiume la luna) tutto il suo amore e dolore di vita vissuta.

…….Nosere, cjalant tal flum la lune, che trimant si spielave ribaltade, di colpò ai rivivût, il gnô ridi di gust……

….Ieri sera, guardando nel fiume la luna, che tremando si specchiva ribaltata, di colpo ho rivissuto, il mio ridere di piacere….


Paolo Bortolussi
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