Calici di Stelle - DOC Friuli Latisana - 2015 il Pubblico - De Bezoekers - Das Publikum Passeggiata argine fiume Tagliamento Nella splendida cornice della passeggiata dell’argine del fiume Tagliamento, in…
Tra radici e futuro: Paolo Di Biase racconta il nuovo corso de Il Ponte
Non capita spesso che due olandesi siano tra i fondatori di una rivista italiana. Eppure “Il Ponte”, nato oltre 50 anni fa per raccontare il Medio Friuli, è proprio questo: una storia editoriale unica e profondamente radicata nel territorio. Da dicembre 2025, la rivista vive una nuova fase grazie a una nuova Associazione composta da giovani talenti e giornalisti esperti. Alla guida c’è il nuovo direttore Paolo Di Biase. Chi è e quale visione porterà nel futuro de Il Ponte? Te lo raccontiamo in 5 domande.

Caro Paolo, da dicembre 2025 sei il nuovo direttore della storica rivista Il Ponte. Come è arrivata questa nuova sfida nel tuo percorso professionale?
È arrivata in modo inaspettato, ma non improvviso. La mia collaborazione con Il Ponte è iniziata circa otto anni fa e, nel tempo, mi ha permesso di conoscerne profondamente lo spirito e il legame con il territorio. Ho curato la rubrica Il personaggio, intervistando persone che si sono distinte in diversi ambiti, e realizzato servizi dedicati alle nostre comunità friulane. Quando i padri fondatori hanno scelto di concludere il loro percorso, affidandoci questa preziosa eredità, e si è costituita la nuova Associazione Il Ponte nel segno della continuità, ho accolto la proposta con piena consapevolezza. Essere oggi direttore de Il Ponte rappresenta per me un grande privilegio e una grande responsabilità, ma anche uno stimolo importante a proseguire il cammino tracciato, rafforzando quanto costruito e aprendo la strada a nuovi e significativi traguardi.

Puoi raccontarci brevemente chi è Paolo Di Biase e qual è il tuo legame con il giornalismo?
Sono nato nel Cilento, una terra di straordinaria bellezza nel cuore della provincia di Salerno. Ancora giovanissimo, prima di raggiungere la maggiore età, sono arrivato in Friuli dopo aver frequentato una scuola militare di formazione. Il mio primo approdo è stato Codroipo. Non è stato solo un cambiamento geografico, ma un passaggio di vita: l’inizio di una nuova storia fatta di incontri, scelte e appartenenze costruite giorno dopo giorno. Sono diventato friulano di adozione, per libera scelta e per sentimento: è stato il Friuli, con la sua gente discreta e tenace, con il suo modo di affrontare le difficoltà senza clamore, a farmi sentire a casa. Questo legame si è inciso in modo definitivo con la tragedia del terremoto del 1976. In quei giorni drammatici ho prestato soccorso alla popolazione colpita insieme al mio reparto militare, operando in modo attivo e ininterrotto per un lungo periodo. Ho visto la sofferenza dei friulani, ma anche una straordinaria dignità, una forza collettiva fatta di silenzio, lavoro e solidarietà. È lì che il Friuli è diventato parte della mia vita: non solo un luogo in cui vivere, ma una comunità a cui sentirmi legato, con un senso di appartenenza profondo e duraturo. Invece, il mio rapporto con il giornalismo nasce molti anni più tardi, durante il periodo in cui ero “ufficiale addetto stampa” presso un importante comando militare dell’Esercito Italiano. Il contatto quotidiano con il mondo dei “media” mi ha permesso di comprendere il valore dell’informazione e il peso della responsabilità nel raccontare i fatti. I rapporti continui con le redazioni dei giornali e delle televisioni hanno alimentato in me un interesse sempre più forte, trasformandosi in passione. Quando, cinque anni dopo, ho lasciato l’uniforme, ho scelto di seguire questa vocazione iniziando l’attività di cronista presso Il Gazzettino, nella redazione di Udine, dando avvio al mio percorso giornalistico.

In passato Il Ponte ci veniva spesso indicato come una fonte autorevole di informazioni, un riferimento costante anche per il nostro lavoro giornalistico sulla rivista in lingua olandese Il Tramonto. Nel tempo, Il Ponte si è affermato come un vero punto di riferimento per il Medio Friuli. Quali sono le principali sfide che ti attendono, nel futuro prossimo, nel ruolo di direttore?
Il Ponte non è solo informazione ma molto di più e tutti i fondatori della nuova Associazione, che ne ha raccolto l’eredità, dovranno esserne consapevoli. La vostra presenza, Ad e Giacomo, nella nostra Associazione impreziosisce il lavoro di tutta la squadra e tutti noi contiamo sull’apporto della vostra esperienza. Una delle prime sfide che ci attendono è quella di aggiornare il modello comunicativo e fare in modo di renderlo accessibile a tutta la comunità, coinvolgendo le diverse generazioni e offrendo loro, come dicevo, non solo informazione, ma nuove progettualità soprattutto di carattere culturale. Guardando ai giovani, immagino una piattaforma online moderna, integrata con i principali social network a loro più familiari, che permetta di leggere e sfogliare la rivista anche in formato digitale. Pensando invece ai meno giovani e agli anziani, stiamo già lavorando concretamente per fare in modo che a marzo la rivista possa essere stampata e raggiungere la maggior parte della popolazione del Medio Friuli. Naturalmente queste sono solo le primissime priorità.

Nei Paesi di lingua olandese si assiste a una progressiva riduzione delle riviste cartacee e persino i quotidiani storici vengono ormai letti sempre più spesso in formato digitale, su computer o tablet, anche da parte delle fasce più anziane della popolazione. In questo contesto di crescente digitalizzazione, come immagini l’evoluzione de Il Ponte?
Investire nella versione cartacea non significa affatto guardare al passato, ma adottare una strategia editoriale integrata e consapevole. Il Ponte è già una consolidata testata attiva online; l’edizione cartacea assume invece un ruolo complementare, offrendo uno spazio di approfondimento e riflessione. Si tratta di uno strumento capace di stimolare la memoria collettiva, rafforzarne la consapevolezza e favorire la partecipazione civica, soprattutto tra la popolazione adulta e anziana. Una fascia che rappresenta una risorsa fondamentale per la comunità, non solo in termini di esperienza e radicamento territoriale, ma anche per la trasmissione dei valori e delle tradizioni. In questo senso, il supporto cartaceo contribuisce anche a contrastare il rischio di isolamento informativo e culturale, rafforzando il legame tra informazione, territorio e persone.

Negli ultimi mesi il presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Mauro Bordin, ha intrapreso un viaggio istituzionale tra le organizzazioni friulane all’estero. Un’iniziativa che affonda le radici nella storia migratoria del Friuli, segnata da numerose ondate di emigrazione che hanno portato migliaia di friulani a vivere lontano dalla propria terra. La tappa in Argentina ha avuto, tra gli altri obiettivi, quello di rafforzare il legame con queste comunità che, pur a migliaia di chilometri di distanza, continuano a mantenere vivo il rapporto con il Friuli Venezia Giulia. Anche nei Paesi Bassi e in Belgio sono numerose le persone con radici friulane. Vedi in questo contesto una sfida per Il Ponte nel costruire un collegamento con questo pubblico, che cerchiamo di raggiungere anche attraverso Il Tramonto?
Si tratta di un tema al quale sono particolarmente sensibile e che affronto con profondo rispetto verso tutti gli italiani che vivono all’estero e in modo speciale verso i nostri concittadini di origine friulana. Come direttore della rivista, ritengo fondamentale coinvolgere le nuove generazioni attorno a una delle questioni centrali come quella dell’emigrazione, intesa non solo come spostamento geografico, ma come distacco dal luogo di nascita, dagli affetti, dalla lingua e dall’identità. Raccontare e confrontarsi con le storie di chi ha attraversato oceani e confini può rappresentare un’esperienza di straordinario valore educativo per i giovani, aiutandoli a riflettere sul significato dell’appartenenza, della memoria e del dialogo tra culture. In questo senso, Il Ponte può sicuramente contribuire a rafforzare quel legame ideale e concreto che unisce il Friuli alle comunità friulane nel mondo.
Caro Paolo, siamo alla fine dell’intervista, vuoi aggiungere un tuo messaggio conclusivo?

Volentieri. Desidero ringraziarvi per l’opportunità che mi avete dato di raccontare Il Ponte attraverso il vostro magazine online in lingua olandese Il Tramonto e la comunità del gruppo Facebook “Sei del Friuli Venezia Giulia se…”. Spazi come questi rappresentano luoghi preziosi di incontro, confronto e condivisione, capaci di mantenere vivo il legame con il Friuli anche oltre i confini geografici. Mi auguro che in futuro possano esserci nuove occasioni di dialogo e collaborazione. Vi esprimo il mio sincero apprezzamento per il lavoro che svolgete ogni giorno: raccontate il Friuli con passione, competenza e rispetto, contribuendo a valorizzare una terra ricca di storia, identità e relazioni. Grazie per il vostro impegno!
Anche tu puoi sostenere il Ponte, clicca qui! GRAZIE






